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CONTROLLO DI GESTIONE: un errore da evitare in seno all’ottimizzazione delle movimentazioni di merci

Si parla tanto di controllo di gestione e di crisi d’impresa, di assetti organizzativi adeguati (art.2086 c.c.) così come della figura dell’esperto all’interno della composizione negoziata della crisi d’impresa ed al consulente chiamato ad affiancare l’imprenditore relativamente la redazione del piano finanziario industriale. Tutti discorsi interessanti per carità, però spesso mi pare si perda di vista il fine ultimo di un buon sistema di Programmazione e Controllo, che non è solo “misurare” (di sole misure si muore), ma anche e soprattutto “intervenire”.

 

Mi è già capitato di trattare di quello che è a mio avviso lo spreco onnipresente e più diffuso in assoluto, cioè il trasporto. Il trasporto rappresenta la movimentazione (eccessiva) dei materiali fra i vari processi e/o fra le varie aree di lavoro. Tutto ciò riguarda l’azione di: spostare, trasferire, prendere/posare, accatastare o comunque prendere in mano inutilmente oggetti, materiali, documenti (lato office) all’interno dei reparti e/o degli uffici dell’azienda.

Ho già avuto modo di trattare, in un articolo precedente, come sia opportuno avvicinare aree di lavoro strettamente interconnesse fra esse, al fine di ridurre la distanza percorsa (evidenziabile con la spaghetti chart). Il trasporto quindi rappresenta uno spreco in quanto:

        Le risorse impiegate non stanno producendo

       Più si movimenta più esiste il rischio di danneggiamenti

       Più si movimenta più sale il rischio di infortuni

Se si vuole ridurre il trasporto è necessario creare quanto più possibile un flusso continuo di materiali (o informazioni se trattasi di processi office) nonché ridefinire le aree dei reparti tramite un re-layout (avvicinando fra esse le aree con maggiore movimentazione reciproca).

Mi è capitato di aver visto delle soluzioni all’eccessiva movimentazione assolutamente sbagliate. Per quella che è la mia esperienza, non vi è azienda, grande o piccola che sia immune da questo genere di spreco. Chiaro che anche l’imprenditore può accorgersi della confusione che regna in contesti del genere e magari cerca di porvi rimedio. Ecco, nell’esempio che porto l’imprenditore, onde evitare il via vai di persone fra un reparto ed un altro, ha pensato bene di installare un nastro trasportatore così da far muovere le merci e non le persone. Un palliativo all’apparenza corretto, soprattutto nel breve, ma che in realtà non ha fatto altro che “automatizzare lo spreco” o peggio ancora “istituzionalizzarlo” all’interno del proprio layout. Vero che risparmiava manodopera, ma è altrettanto vero che l’impianto ha un costo, che l’impianto necessita di manutenzione, che l’impianto può essere soggetto a microfermate ecc.. In questi casi il problema va risolto alla radice e che si può ricorrere a certe soluzioni solo quando non è possibile praticare altre strade.

Al posto di andare presso la banca tal dei tali a cercare liquidità, si potrebbe cercarla presso la banca “spreco”. Se si è preparati ad interagire con essa quest’ultima banca presta i soldi a tasso 0 e, incredibile a dirsi, non li richiede indietro! Garantire la continuità aziendale, evitare la crisi d’impresa e la sua conseguente insolvenza sono aspetti che passano anche e soprattutto per questo genere di accortezze. Alle volte è sufficiente osservare e porsi qualche domanda in più, magari con l’ausilio dell’imprenditore per giungere a tutta una serie di semplicissime considerazioni che possono aiutarci ad ottimizzare i costi. Di questo ed altro parleremo alla nostra prossima edizione del nostro corso “Laboratori piccole e micro imprese”, per info e date clicca qui

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